01/01/1970
Un parco sommerso tra natura e archeologia
Cavallucci marini, saraghi, seppie, triglie, gallinelle di mare, bavose, scorfani e polpi. E poi molluschi come la pinna nobilis e il tartufo (veus verrucosa). Sono alcuni degli abitanti dell’antica Baia sprofondata nell’acqua. Custodi silenziosi di tabernae di mercanti, ville patrizie, luoghi sacri, basi militari. Il Parco sommerso di Baia è – insieme all’area di Punta Campanella e alla Gaiola – una delle tre aree marine protette del Golfo di Napoli. Insieme all’area marina della Gaiola è nata per proteggere la costa flegrea che proprio per le presenze archeologiche e per l’ambiente sottomarino in cui si trovano sono considerate uniche al mondo. Tra poco si aggiungerà, nel mare flegreo, un’altra area protetta: è stato istituito il parco marino “Il Regno di Nettuno” che interesserà le isole di Ischia, Procida e Vivara.
L’area baiana è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi e interessanti: è qui che si incontrano storia e natura, archeologia e scienze naturali. Tutta la fascia costiera da Lucrino a Baia è disseminata di significativi resti archeologici (per la verità è quasi tutta la costa del Golfo di Pozzuoli a conservare segni del passato). Il parco è diviso in tre zone (A: riserva integrale; B: riserva generale; C: riserva parziale) ed è articolato in due zone costiere: Lucrino e l’insenatura di Baia. Ma bisogna tenere presente che la costa di duemila anni fa era completamente diversa da quella di oggi.